La filastrocca della lana diventa un gioco di parole morbide e ruvide

La filastrocca della lana diventa un gioco di parole morbide e ruvide
Per trasformare la filastrocca della lana in un gioco di parole, scegliete un’immagine evocata dai versi, proponete un aggettivo tattile e accompagnatelo con un gesto delle mani. «Morbida» può diventare una carezza leggera; «ruvida», uno sfregamento lento dei palmi. I bambini possono ascoltare, imitare e suggerire altre parole senza dover toccare lana, fili o gomitoli: il materiale del gioco è la voce, non l’oggetto.
Partire da un’immagine, non da una lista di aggettivi
Recitate la filastrocca come fate di solito e fermatevi su un’immagine facile da immaginare, per esempio qualcosa di caldo, soffice o pungente richiamato dal racconto. Chiedete: «Come potrebbe sembrare al tatto?». Non serve che i bambini ricordino una risposta precisa: l’obiettivo è trovare parole che aiutino a descrivere ciò che hanno immaginato.
Per iniziare bastano due parole in contrasto, come morbido e ruvido. Ditele con calma e mostrate due gesti diversi. Poi riprendete un breve passaggio della filastrocca e lasciate che il bambino scelga quale gesto fare. Anche una scelta indicata con le mani, senza pronunciare l’aggettivo, è una partecipazione al gioco.
Se volete ritrovare il testo da cui partire, potete leggere la filastrocca della lana. Qui, invece, il lavoro consiste nel giocare con le parole suggerite dalle sue immagini, senza modificare o imparare per forza tutti i versi.
Dare una forma alle parole con le mani
Associate ogni aggettivo a un movimento semplice e riconoscibile. Per morbido, fate scorrere una mano sull’altra con delicatezza; per ruvido, sfregate lentamente i palmi. Se emerge liscio, potete distendere una mano e farvi passare sopra l’altra; per pungente, fermate le dita appena prima di toccare il palmo. Il gesto deve suggerire la sensazione, non provocarla davvero: niente graffi, pizzichi o sfregamenti energici.
Giocate prima voi, dicendo la parola mentre fate il movimento. Poi lasciate al bambino il turno di scegliere: può fare il gesto dopo aver sentito l’aggettivo, oppure mostrarlo e aspettare che siate voi a trovare la parola. Questo piccolo scambio rende il gioco più interessante di una ripetizione guidata e permette di capire se i due gesti comunicano sensazioni abbastanza diverse.
Con i più piccoli mantenete soltanto la coppia iniziale e seguite il loro ritmo. Se non imitano, potete recitare e mimare voi: osservare è già un modo per familiarizzare con le parole. Con bambini che hanno voglia di parlare, aggiungete un aggettivo alla volta e chiedete che cosa cambia: «Soffice è uguale a morbido, oppure ti fa immaginare qualcosa di diverso?». Accogliete le risposte plausibili senza trasformare ogni scelta in una correzione.
Inventare nuove descrizioni senza perdere il filo del gioco
Quando i gesti sono familiari, proponete un’immagine e chiedete di descriverla con due parole. Una nuvola immaginata può essere «morbida e leggera»; una superficie inventata può essere «ruvida e fredda». Non importa stabilire com’è davvero ciò che viene nominato: precisate che state giocando a immaginarlo. In questo modo i bambini possono confrontare aggettivi tattili senza confondere la fantasia con un’esperienza fatta con le mani.
Potete anche invertire il percorso. Fate un gesto in silenzio, chiedete quale parola richiama e poi invitate il bambino a inventare una breve frase che contenga quell’aggettivo. Se gli viene naturale, inserite la frase tra una recita e l’altra; se preferisce ascoltare, tornate semplicemente alla filastrocca. Il gioco funziona anche in pochi scambi e non richiede una prestazione finale.
Evitate di mettere a disposizione gomitoli, capi di filo o piccoli ritagli per rendere l’attività più «concreta», soprattutto con i bambini che portano gli oggetti alla bocca. Non sono necessari per capire la differenza tra le parole: bastano gesti osservabili e una voce che le pronunci chiaramente. Se il bambino perde interesse o i movimenti diventano troppo energici, interrompete il gioco e riprendetelo un’altra volta con una sola coppia di aggettivi.

