Una filastrocca per il papà che racconti un gesto condiviso, non un regalo

Per raccontare il papà in una filastrocca non serve nominare un regalo: basta scegliere un gesto che il bambino conosce bene, come preparare la colazione insieme, annaffiare una pianta o camminare mano nella mano. Il verso funziona meglio quando descrive qualcosa che accade davvero tra loro, anche se è piccolo e quotidiano.
Una filastrocca su un momento fatto insieme
Questi versi partono da un gesto semplice: mettere le mani in pasta. Si possono leggere così come sono oppure usare come traccia, sostituendo quell'attività con un'abitudine più vicina alla propria famiglia.
Quando impastiamo, papà, tu ed io,
la farina fa un baffo anche al naso mio.
Tu tieni la ciotola, io verso pian piano,
poi giro l'impasto con tutta la mano.
Se un po' ne cade, lo raccogliamo:
ridiamo, puliamo e ricominciamo.
Il bello non è il pane che verrà,
ma questo momento insieme a papà.
La scena non chiede che il bambino sia bravo a cucinare: lascia spazio a un piccolo pasticcio, a due compiti diversi e al piacere di fare qualcosa insieme. Anche il pane resta sullo sfondo. Al centro ci sono il tempo condiviso e un ricordo che il bambino può riconoscere come suo.
Come cambiare i versi senza perdere il ritmo
Per personalizzare la filastrocca, scegliete prima un solo episodio, non un elenco di cose che il papà fa. Può essere il momento in cui allaccia le scarpe prima di uscire, inventa voci durante la lettura o tiene fermo il foglio mentre il bambino disegna. Cercate poi due dettagli visibili: un oggetto, un movimento o una frase che si ripete. Sono quelli che rendono i versi personali senza dover spiegare tutta la storia.
Non occorre riscrivere ogni riga. Potete mantenere l'alternanza «tu fai questo, io faccio quello» e cambiare le azioni: «tu tieni la ciotola, io verso pian piano» potrebbe diventare «tu apri il libro, io scelgo la storia». Se una parola nuova rende il verso troppo lungo, leggetelo ad alta voce e togliete ciò che non serve. Una rima imperfetta ma facile da dire è più utile di una rima precisa che il bambino fatica a ricordare.
Lasciate al bambino la scelta del dettaglio più buffo o importante. Un adulto potrebbe ricordare il dolce finito; lui, invece, il baffo di farina. Quando il verso conserva quel particolare, la filastrocca smette di sembrare una dedica generica e diventa il racconto di un'esperienza vissuta da entrambi.
Se la persona da nominare non si chiama papà
Non tutte le famiglie chiamano «papà» la persona con cui condividono quel gesto. Si può usare il nome con cui il bambino la chiama, senza forzarlo per ottenere una rima: un soprannome affettuoso, «babbo» o un nome proprio. In quel caso conviene sistemare prima l'ultimo verso, per esempio con «ma questo momento che passo con te». Il senso della dedica resta lo stesso e il bambino può pronunciarla con parole familiari.
Se cercate altre filastrocche dedicate a questa figura, trovate spunti nella pagina sulla filastrocca del papà. Per questa, invece, basta una verifica finale: dopo averla letta, il bambino sa indicare il gesto che racconta? Se sì, non occorre aggiungere promesse, regali o grandi dichiarazioni. È quel momento riconoscibile a rendere sua la filastrocca.

