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Scegliere un gioco collaborativo invece di una gara: idee pratiche

Lorenzo Bianchidi Lorenzo Bianchi· 03/11/2026 21:27
Scegliere un gioco collaborativo invece di una gara: idee pratiche

Se una gara finisce spesso in litigi, esclusioni o bambini che rinunciano a partecipare, un gioco collaborativo può essere una scelta più adatta: tutti lavorano per raggiungere un obiettivo comune, invece di cercare un vincitore. Non significa eliminare ogni sfida. La sfida resta, ma riguarda un problema da risolvere insieme, un percorso da completare o qualcosa da costruire. Il punto è scegliere un obiettivo comprensibile a tutti e un’attività in cui ciascuno possa contribuire davvero.

Quando preferire la collaborazione alla gara

Un gioco collaborativo è utile quando i partecipanti hanno età o abilità molto diverse, quando il gruppo si conosce poco oppure quando la competizione sta prendendo il posto del divertimento. Può funzionare anche in una giornata in cui qualcuno è stanco o si scoraggia facilmente: togliere la classifica permette di partecipare senza sentirsi continuamente misurati rispetto agli altri.

Non occorre però sostituire tutte le gare. Se i bambini si divertono a competere, accettano il risultato e chiedono di giocare ancora, una sfida con regole chiare può andare benissimo. La scelta più utile è osservare che cosa accade durante il gioco: tutti riescono a entrare nell’attività? Chi perde vuole riprovare? Qualcuno viene lasciato indietro? Le risposte contano più dell’etichetta «competitivo» o «collaborativo».

Come trasformare una gara in una missione comune

Per cambiare un gioco già conosciuto, spesso basta modificare il traguardo. In una corsa a ostacoli, invece di premiare chi arriva per primo, il gruppo deve aiutare tutti a completare il percorso. Con le costruzioni, invece di confrontare le torri, si può creare insieme una città con un ponte che colleghi due quartieri. Una caccia agli oggetti può diventare una ricerca collettiva: gli indizi sono condivisi e la scoperta finale appartiene a tutti.

Il traguardo comune funziona meglio se richiede gesti diversi, non soltanto che più persone facciano la stessa cosa. Per preparare un «ristorante» immaginario, per esempio, qualcuno può inventare il menu, qualcuno costruire i piatti con materiali di recupero e qualcun altro apparecchiare o prendere le ordinazioni. I ruoli possono cambiare nel corso del gioco, così nessuno rimane bloccato nel compito meno desiderato.

Se volete mantenere un elemento di tensione, date al gruppo una sfida contro il gioco, non contro un altro bambino: completare un puzzle prima che termini una canzone, far attraversare a un pupazzo un percorso senza far cadere gli oggetti, trovare insieme tre soluzioni per superare un ostacolo inventato. Un limite di tempo può essere divertente, ma va tolto se trasforma l’attività in una fonte di agitazione. Anche fallire la missione può diventare parte del gioco: ci si ferma, si cambia strategia e si riprova.

Idee semplici da proporre in casa o all’aperto

In casa si può costruire una tana abbastanza grande da ospitare tutti, usando cuscini e coperte adatti allo spazio disponibile. L’obiettivo non è stabilire chi costruisce meglio, ma decidere insieme come far stare in piedi la struttura e come renderla comoda. Un’altra possibilità è inventare una storia a turno: ogni persona aggiunge un pezzo e il gruppo deve trovare un modo per collegare i personaggi e arrivare a un finale.

All’aperto si può organizzare il trasporto di un oggetto leggero lungo un percorso, scegliendo insieme come passarlo senza farlo cadere, oppure preparare una piccola «mappa delle scoperte» del parco: ciascuno cerca un elemento diverso, come una forma, un colore o un suono, e poi tutti compongono la mappa. Se partecipano bambini piccoli, l’obiettivo deve restare semplice e visibile; ai più grandi si può affidare una parte di progettazione, senza trasformarli automaticamente in arbitri o responsabili degli altri.

Gli errori che rendono poco collaborativo il gioco

Dire «siamo una squadra» non basta se poi decide tutto un adulto o il bambino più veloce. Prima di iniziare, spiegate l’obiettivo in poche parole e chiedete come ciascuno vorrebbe contribuire. Durante l’attività, lasciate spazio a proposte diverse e intervenite solo quanto serve per far partecipare chi è rimasto ai margini. Se un compito è troppo difficile, cambiate la regola o dividetelo in passaggi più accessibili: non è necessario far finta che tutti abbiano le stesse capacità.

Attenzione anche a non trasformare la collaborazione in un obbligo di essere sempre d’accordo. I bambini possono avere idee opposte sul ponte da costruire o sul finale della storia. Si può provare una soluzione e poi l’altra, oppure combinarle. Se qualcuno preferisce osservare per un po’, offrirgli un piccolo ruolo è più utile che forzarlo a intervenire. Un buon gioco collaborativo lascia spazio sia al confronto sia alla scelta di partecipare, senza cercare a ogni costo una prestazione perfetta del gruppo.

Lorenzo Bianchi
Lorenzo Bianchi

Lorenzo scrive di organizzazione domestica e routine familiari, con attenzione alle soluzioni che aiutano a gestire giornate piene senza complicarle. Preferisce liste brevi, spazi facili da riordinare e attività da condividere in casa. Nei suoi articoli cerca un equilibrio tra ciò che va fatto e il tempo da dedicare ai bambini.