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Quando un bambino interrompe spesso: piccoli giochi per esercitare l’attesa

Giulia Morettidi Giulia Moretti· 29/10/2026 10:25
Quando un bambino interrompe spesso: piccoli giochi per esercitare l’attesa

Quando un bambino interrompe spesso: piccoli giochi per esercitare l’attesa

Se un bambino interrompe spesso, può essere utile esercitare l’attesa con giochi brevi, in momenti tranquilli, anziché chiedergli di imparare a farlo proprio mentre cerca di ottenere attenzione. Il punto di partenza è distinguere una richiesta urgente da una che può aspettare: il gioco serve per la seconda, non per insegnare a tacere quando ha bisogno di aiuto.

Prima del gioco: capire che cosa succede quando interrompe

Aspettare il proprio turno richiede di ricordare ciò che si voleva dire, frenare l’impulso e fidarsi che l’adulto tornerà ad ascoltare. Per un bambino piccolo non è sempre facile, soprattutto se è stanco, emozionato o sta cercando un momento di contatto. Prima di correggerlo, osserva quando accade: interrompe durante ogni conversazione o soprattutto quando sei al telefono, occupato o con altre persone?

Puoi preparare una regola semplice: «Se è urgente, dimmelo subito. Se può aspettare, appoggia la mano sul mio braccio e io ti faccio capire che ti ho visto». Rispondi al segnale con uno sguardo o un tocco, poi mantieni la promessa di ascoltarlo appena puoi. All’inizio scegli attese davvero brevi: se l’adulto dimentica di tornare da lui, il segnale perde significato. Non serve invece pretendere che giudichi da solo tutte le urgenze; se è spaventato, si è fatto male o c’è un pericolo, ascoltalo subito.

Tre piccoli giochi per esercitare il turno

Il passaggio dell’oggetto. Sedetevi insieme e scegliete un oggetto facile da tenere in mano. Chi lo ha racconta una cosa della giornata; l’altro ascolta e può parlare quando riceve l’oggetto. Comincia con scambi rapidi e argomenti piacevoli. Quando il meccanismo è chiaro, aggiungi una piccola sfida: chi ascolta prova a ricordare una parola detta dall’altro prima di prendere il turno. Così l’attenzione non è concentrata soltanto sul divieto di interrompere.

Il semaforo delle domande. Mentre leggete una storia o guardate un’immagine, concordate due segnali: «verde» significa che può fare una domanda, «rosso» che ascolta fino alla fine della frase. Alternali spesso e lascia che sia anche il bambino a guidare il gioco. Non trasformarlo in un lungo test di pazienza: lo scopo è riconoscere un momento in cui parlare, non restare in silenzio il più possibile.

La frase da tenere in tasca. Di’ una frase breve e invita il bambino a conservare la sua domanda o idea fino a quando avrai finito. Poi dagli subito la parola: «Adesso dimmi quello che volevi raccontarmi». Se teme di dimenticarlo, può scegliere una parola-promemoria o fare un piccolo disegno. Questo gioco è particolarmente utile quando l’interruzione nasce dall’urgenza di non perdere un pensiero.

Portare l’esercizio nelle conversazioni vere

Dopo qualche prova, scegli una situazione quotidiana prevedibile, per esempio una breve conversazione con un altro adulto. Avvisa prima il bambino: «Parlo un momento, poi tocca a te. Se hai bisogno, usa il nostro segnale». Quando lo usa, riconoscilo; quando arriva il suo turno, ascolta davvero quello che voleva dire. Solo in seguito puoi chiedergli di aspettare un po’ di più. Il criterio per aumentare la difficoltà non è l’età sulla carta, ma ciò che riesce a fare senza agitarsi troppo o rinunciare a chiedere aiuto.

Se interrompe comunque, evita di ripetere «Non interrompere» da lontano o di sgridarlo davanti agli altri. Avvicinati, verifica che cosa gli serve e ricordagli il gesto concordato. Puoi anche nominare il tuo turno in modo concreto: «Finisco di ascoltare questa frase, poi ascolto te». Una richiesta specifica è più facile da seguire di «Aspetta», soprattutto quando il bambino non sa quanto durerà.

Nota anche i progressi piccoli: aver usato il segnale, aver aspettato la fine di una frase, aver riprovato dopo una dimenticanza. Se invece le interruzioni diventano molto frequenti, si accompagnano a forte disagio o creano difficoltà in più contesti, confrontati con chi si prende cura di lui e con i suoi insegnanti per capire meglio quando succede. I giochi possono aiutare ad allenare una capacità, ma non sostituiscono l’ascolto del bisogno che sta dietro alla richiesta.

Giulia Moretti
Giulia Moretti

Giulia raccoglie idee per trasformare materiali comuni in giochi educativi e lavoretti creativi da fare insieme ai bambini. Nei suoi articoli propone attività semplici, con passaggi chiari e varianti per età diverse. Le piace trovare modi per riutilizzare carta e scatole e preparare piccoli progetti che lascino spazio alla fantasia.