Memory delle emozioni: come costruirlo con disegni dei bambini

Per costruire un memory delle emozioni con i disegni dei bambini servono carte a coppie, tutte dello stesso formato e con il retro indistinguibile. La scelta decisiva è che cosa deve formare una coppia: per iniziare, due copie dello stesso disegno sono facili da riconoscere; in seguito si possono abbinare due disegni diversi che rappresentano la stessa emozione. Il gioco funziona meglio se i bambini partecipano alla scelta delle emozioni e se non esiste un unico modo «giusto» di disegnarle.
Scegliere le emozioni e preparare i disegni
Partite da poche emozioni che i bambini sanno nominare, per esempio gioia, tristezza, rabbia e paura. Chiedete come vorrebbero rappresentarle: possono disegnare un volto, una persona intera o una situazione, come qualcuno che ritrova un amico o aspetta il proprio turno. Non occorre suggerire una faccina standard. Se un bambino disegna la rabbia con le braccia strette al petto anziché con le sopracciglia aggrottate, quel disegno può diventare una carta del gioco.
Fate un disegno per ciascuna emozione scelta e decidete insieme quale parola associare a ogni immagine. Prima di tagliare le carte, chiedete al bambino di raccontare che cosa ha disegnato: un’espressione che per un adulto sembra triste potrebbe rappresentare stanchezza o concentrazione. Annotare la parola scelta dal bambino su un foglio a parte aiuta a ricordare le coppie senza scriverla sul fronte delle carte, se volete che durante la partita si osservino le immagini.
Per preparare il materiale bastano fogli, matite o pennarelli, cartoncino, forbici e colla. Per i più piccoli, un adulto può occuparsi del taglio; se si usano forbici adatte ai bambini, il taglio può diventare parte dell’attività. Evitate decorazioni sul retro che rendano riconoscibili le carte prima di girarle.
Trasformare i disegni in coppie di carte
La versione più semplice prevede due carte identiche per ogni emozione. Potete fotocopiare o stampare una seconda volta i disegni, oppure ricalcarli. Ritagliate poi rettangoli tutti uguali e incollate le immagini su cartoncini dello stesso colore e spessore. Se un disegno è più piccolo degli altri, applicatelo su una base della stessa misura: differenze di forma o dimensione renderebbero prevedibile la posizione di alcune carte.
Se non volete duplicare le immagini, invitate il bambino a realizzare due disegni per ogni emozione. In questa versione le carte della coppia non devono essere identiche: si abbinano perché raccontano, secondo chi le ha create, lo stesso stato d’animo. Prima di giocare, guardate insieme tutte le coppie a carte scoperte e lasciate che il bambino spieghi i collegamenti. È un passaggio importante soprattutto quando i disegni rappresentano situazioni diverse, non soltanto espressioni del viso.
Per rendere le carte più resistenti si possono rivestire con pellicola adesiva trasparente, facendo attenzione a mantenere uguali anche bordi e retro. In alternativa, conservatele in una busta e sostituite quelle rovinate quando necessario. Non serve un mazzo grande: è più utile partire con poche coppie e aggiungerne altre quando i bambini riconoscono le immagini e ricordano le regole senza fatica.
Giocare e parlare delle emozioni senza forzare le risposte
Mescolate le carte e disponetele coperte. A turno, ciascun giocatore ne gira due: se formano una coppia, le tiene; altrimenti le rimette nella stessa posizione. Nella versione con disegni diversi, concordate prima quali immagini appartengono alla stessa coppia. Così il momento del gioco non diventa una discussione su chi abbia «indovinato» il significato di un disegno.
Quando compare una coppia, potete chiedere: «Che cosa succede in questa immagine?» oppure «Come hai capito che queste carte stanno insieme?». Sono domande più aperte di «Quando ti sei sentito così?», che può invitare a raccontare un’esperienza personale anche quando il bambino non ne ha voglia. Se preferisce limitarsi a giocare, va bene: nominare le emozioni e ascoltare le interpretazioni degli altri è già un modo per ampliare il linguaggio con cui parlarne.
Se una stessa scena suscita letture differenti, non è necessario stabilire un vincitore. Potete osservare che una persona può sorridere pur essendo agitata, o che la stessa situazione può far sentire persone diverse in modi diversi. Per le partite successive mantenete gli abbinamenti concordati, così le regole restano chiare; fuori dal turno, invece, lasciate spazio a nuovi racconti e, se il bambino vuole, a nuove carte disegnate da lui.

