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Giochi tranquilli prima della nanna: idee adatte alle diverse età

Lorenzo Bianchidi Lorenzo Bianchi· 01/11/2026 07:39
Giochi tranquilli prima della nanna: idee adatte alle diverse età

I giochi tranquilli prima della nanna funzionano meglio quando sono brevi, prevedibili e adatti all’età del bambino: l’obiettivo non è stancarlo, ma accompagnarlo dal gioco attivo al riposo. Per i più piccoli bastano voce e gesti ripetuti; crescendo, si possono proporre storie, piccoli giochi di osservazione e attività da fare insieme. Conviene scegliere una o due idee e ripeterle, invece di inventare ogni sera un programma nuovo.

Da 0 a 12 mesi: voce, sguardi e piccoli gesti

Per un neonato il gioco serale è soprattutto un momento di contatto. Durante il cambio o prima di metterlo a dormire, si può nominare con calma ciò che si sta facendo, cantare sempre la stessa breve filastrocca oppure giocare a mostrare e nascondere il proprio viso, se il bambino è ancora ricettivo. Anche guardare insieme poche immagini di un libro cartonato può bastare: non occorre arrivare alla fine del libro.

È utile osservare la risposta del bambino più che seguire un orario rigido per il gioco. Se distoglie lo sguardo, si agita o sembra avere sonno, meglio fermarsi e passare alla consueta routine. Eventuali libri o oggetti usati insieme vanno tolti dallo spazio in cui dorme: il gioco avviene tra le braccia o sotto la supervisione dell’adulto, non lasciando materiali nel lettino.

Da 1 a 2 anni: giochi semplici che hanno una fine chiara

A questa età funzionano attività facili da capire e da concludere. Si possono mettere a dormire due pupazzi, coprendoli a turno e augurando loro la buonanotte, oppure cercare insieme tre oggetti familiari in una pagina illustrata. Un’altra possibilità è imitare gesti lenti: allungare le braccia «come un gatto», rannicchiarsi «come una tartaruga» e poi sedersi per ascoltare una breve storia.

Meglio usare pochi oggetti, già conosciuti, senza trasformare il riordino in una sfida. Si può anticipare il passaggio successivo con una frase concreta, come «Salutiamo il pupazzo, poi andiamo a letto». Per i bambini sotto i tre anni, giochi e materiali devono essere adatti all’età e privi di piccole parti che potrebbero essere messe in bocca.

Da 3 a 5 anni: fantasia calma e piccoli rituali condivisi

In età prescolare si può proporre una «storia a due voci»: l’adulto inizia con una frase quotidiana, per esempio «Un orsetto torna a casa», e il bambino sceglie un dettaglio, come il colore della porta o chi lo aspetta. Per mantenere il gioco tranquillo, l’adulto può guidare la storia verso un finale semplice, senza inseguimenti o colpi di scena che invitino a ricominciare.

Altre idee sono cercare nella stanza qualcosa di morbido, qualcosa di rotondo e qualcosa di blu, restando seduti; inventare la buonanotte per i personaggi di un libro; oppure disegnare un piccolo «biglietto della notte» da lasciare sul comodino. Se il bambino vuole prolungare l’attività, aiuta stabilire prima un confine comprensibile: «Facciamo una storia e scegliamo un disegno, poi spegniamo la luce».

Dai 6 anni in su: conversazioni leggere senza trasformarle in interrogatori

I bambini più grandi possono apprezzare giochi di parole da fare già a letto: trovare a turno una parola che inizi con una lettera scelta, inventare tre nomi buffi per un animale immaginario o costruire una storia aggiungendo una frase ciascuno. Non servono punteggi né vincitori. Se il gioco diventa competitivo o suscita discussioni, è meglio sceglierne uno diverso per la sera successiva.

Un’alternativa è il «momento delle tre cose»: ciascuno racconta una cosa piacevole della giornata, una che vorrebbe riprovare e una che aspetta con curiosità. Deve restare un invito, non un obbligo a confidarsi. Se emerge una preoccupazione importante, ascoltarla conta più che finire il gioco; quando possibile, si può anche concordare di riprenderne il discorso con calma il giorno dopo.

Come capire se il gioco scelto aiuta davvero

Un’attività adatta alla sera permette di rallentare senza chiedere al bambino di stare immobile all’improvviso. Prima di proporla, vale la pena abbassare il tono della voce, mettere da parte i giochi più movimentati e scegliere un posto comodo. Non occorre aggiungere molti passaggi alla routine: anche pochi minuti di attenzione condivisa possono essere sufficienti.

Il segnale più utile è ciò che succede dopo. Se il bambino accetta di chiudere il gioco e passare al momento del sonno, l’idea è probabilmente sostenibile per la famiglia. Se invece chiede continuamente «ancora una volta», corre a prendere altri giochi o si innervosisce quando si smette, conviene semplificare: meno scelte, una durata concordata prima e un finale sempre uguale. Nelle serate difficili si può saltare il gioco senza sensi di colpa e mantenere soltanto un gesto familiare, come una breve lettura o una canzone.

Lorenzo Bianchi
Lorenzo Bianchi

Lorenzo scrive di organizzazione domestica e routine familiari, con attenzione alle soluzioni che aiutano a gestire giornate piene senza complicarle. Preferisce liste brevi, spazi facili da riordinare e attività da condividere in casa. Nei suoi articoli cerca un equilibrio tra ciò che va fatto e il tempo da dedicare ai bambini.